"O risorgiamo come squadra o cederemo un centimetro alla volta". Così parlava Al Pacino (alias Tony D'Amato) nella famigerata pellicola di 'Ogni maledetta domenica'. Così potrebbe parlare Luciano Spalletti alla vigilia di un trittico di sfide da brivido per un'Inter in flessione: derby di coppa, scontro diretto con la Lazio e trasferta terribile a Firenze.

Dopo aver collezionato per mesi sorrisi, certezze, complimenti e punti, l'Inter ha dilapidato in parte il vantaggio accumulato e adesso si trova nella scomoda posizione di chi deve tornare a dimostrare una maturità che invece sembrava ormai acquisita. Due passi falsi, quelli con Udinese e Sassuolo, che pesano parecchio perché non pronosticabili nelle modalità e nelle tempistiche. I nerazzurri arrivavano dal 5-0 al ChievoVerona e dal ferreo 0-0 dell'Allianz Stadium. Il pareggio d'acciaio contro la Juventus aveva lasciato a intendere che finalmente, dopo anni di illusioni, la squadra fosse davvero giunta a un livello tale da scansare brutte sorprese. Adesso, invece, riecco le ombre; quegli incubi che in tanti attendevano (si legga alla voce 'gufi').

A Spalletti il compito di far riemergere la consapevolezza in un gruppo che da agosto ha dimostrato di poter competere eccome nelle posizioni nobili di classifica. Ai giocatori la chance di riabilitarsi una volta per tutte agli occhi dei propri tifosi e tornare a fare quello che egregiamente hanno fatto fino a Inter-Udinese. A Suning l'onere di rinforzare la rosa a gennaio con almeno un paio di innesti di valore: perdere il treno Champions anche in questa stagione sarebbe delittuoso.

Milan, Lazio e Fiorentina: servirà il sacro fuoco per uscire vittoriosi da queste tre sfide e arrivare alla sosta col sorriso che, al contrario, è mancato a Natale. Fame, grinta, cattiveria. Perché come ci ha insegnato Al Pacino, si vince e si perde per un centimetro. Un solo centimetro.

"In questa squadra si combatte per un centimetro.
In questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro.
Ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro.
Perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri, il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta.
La differenza fra vivere e morire.
O noi risorgiamo adesso come collettivo o saremo annientati individualmente.
E' il football, ragazzi.
E' tutto qui".

Sezione: Editoriale / Data: / articolo letto 2 volte
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni